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Gardenia 2011

CICERCHIA, O DELLA MEMORIA di Mariarosa Schiaffino
“This article talks about the origin of the cicerchia, the fact that it has almost disappeared from our fields and tables, and the efforts that have been made towards a revival of this valuable and modest legume. The small town of Serra de’Conti in the Marches and the surrounding hills provide ideal conditions for growing cicerchia. The local Cooperative “Buona Usanza” has taken as a goal to further the growing and the marketing of this rare food, which represents one of the pillars of the Mediterranean diet. There is information about how to best prepare and serve the legume.

Italia Oggi 2006

TRA GLI UMILI LEGUMI ECCO UNA REGINA
a cura di G. Piscolla
From ancient days cicerchia was a food staple in the kitchens of the Marche region on the hillsides of the Apennine. As in the past, this legume, served hot, with chives and olive oil inside a loaf of bread, still revives the soul. The plant originally came from the Middle East, becoming popular in Central Italy because it grows on poor soil and resists draught. The variety grown in Serra de’Conti is smaller and less bitter, with a pod that is much more tender than that of other varieties. Thus it needs less time for soaking and cooking. In order to make the best use of the scarce cultivable land, cicerchia was sown in-between corn. At the end of the summer, its bushes full with pods were harvested, dried in the sun and the wind, and stored for the winter

winetaste.it 2006

DRIED FIG LOG di Roberto Gatti
Gatti focusses on a specialty that is still produced in the Marche in the region of the Verdicchio. This specialty - lonzino di fico - was first mentioned by the writer Columella in the first century AD: a sausage-shaped sweet made out of dried figs, anise, chopped walnuts and almonds and a few drops of Mistrà, a local liqueur made out of anis seed. Today the figs are no longer squashed with naked feet, as in a time when nothing was wasted and farmers in the Marches had to be inventive in preserving food. Nowadays more hygienic methods are used. The lonzino di fico is prepared in September and October, reaches the right consistency for consumption in early November, and remains so until the following spring. Slices can be eaten as dessert. It also is great with mature cheese and goes well with Passito, a sweet wine.

Il Sole 24 Ore - il Gastronauta 2006

CICERCHIA SOUP TRADITIONAL OF THE MARCHE
di Davide Paolini
From ancient days cicerchia was a food staple in the kitchens of the Marche region on the hillsides of the Apennine. As in the past, this legume, served hot, with chives and olive oil inside a loaf of bread, still revives the soul. The plant originally came from the Middle East, becoming popular in Central Italy because it grows on poor soil and resists draught. The variety grown in Serra de’Conti is smaller and less bitter, with a pod that is much more tender than that of other varieties. Thus it needs less time for soaking and cooking. In order to make the best use of the scarce cultivable land, cicerchia was sown in-between corn. At the end of the summer, its bushes full with pods were harvested, dried in the sun and the wind, and stored for the winter.

Il Giornale - Affari di gola 2001

CICERCHIA WEALTH IN POVERTY
di Paolo Marchi
The author observes that nowadays almost no one in Italy is able to explain what “cicerchia” is. Except for people in the Marche, in the small town of Serra de’Conti, where, on less than 30 acres, this ancient legume is grown. A small cooperative is now dedicated to provide not only cicerchia, but also other traditional specialties of the area – Lonzino, Sapa and chick peas. Cicerchia soup in bread is spectacularly delicious, even though it used to be the staple food of the poor. A description of how to prepare and use cicerchia follows.

Verde Oggi 2000

ONCE UPON A TIME THERE WAS CICERCHIA
di Gianna Testa
The article talks about the former times when the cultivation of cicerchia peaked at 37000 acres in the 1830s and then went down to less than 1977 acres in the 1970s. Some older people in the area of Serra de’Conti, where a revival is taking place nowadays, did not even want to hear about cicerchia, so much it reminded them of the extreme poverty of the region in their childhood. This article further discusses the sustainable way this legume is cultivated and its valuable nutritional properties. It praises the variety that is grown in Serra de’Conti, which needs less time for soaking and cooking than others, and is very tender.

Il Salvagente 1999

IN THE ARK OF TASTE
Cicerchia is to be saved.

di Beatrice Dalia

Saving endangered foods is one of the objectives of Slow Food. A few farmers from the Marches were inspired by this and decided to organize a yearly festival around Cicerchia. From the queen of the table to near extinction – that’s the story of cicerchia. Almost forgotten by modern agriculture, only a few farmers have preserved it and now, through an initiative of Slow Food, have formed an association in Serra de’Conti to promote it.

WWW.ANTONELLACICCONI.IT- NOMADECULTURALE

LA BONA USANZA, I PRODOTTI DI UNA VOLTA
di Antonella Cecconi
Se Cupramontana è la ‘capitale del Verdicchio’ (così chiamata dal 1939), dove gli appassionati di vino e olio possono fare un percorso fisico e virtuale del gusto, la vicina Serra de’ Conti è la patria di alcune prelibatezze a rischio estinzione e per questo diventate Presidi Slow Food. La cicerchia di Serra de’ Conti è una varietà minuta con una colorazione grigio-marrone, meno amara e più saporita di quella che si trova normalmente in commercio. Necessita di solo sei ore di ammollo e cuoce in 45 minuti. È un legume povero che per secoli ha fatto parte della tradizione alimentare delle Marche. Si seminava a primavera, si raccoglieva in agosto e costituiva una riserva alimentare per l’inverno. Nella seconda metà del XX secolo è stata abbandonata, era presente solo nell’orto di casa di pochissimi contadini, quella in commercio era prodotta dalle multinazionali. È ottima per la preparazione di zuppe, minestre e come contorno per lo zampone. Con la farina di cicerchie si preparano maltagliati e pappardelle. Questa leguminosa, Lathyrus Sativus (nome latino), originaria del Medio Oriente e chiamata dai Romani ‘cicerula’, ha pochi grassi, un buon apporto proteico e molti amidi. Dopo essere entrata nell’Arca del Gusto i suoi produttori si sono riuniti nella Cooperativa La Bona Usanza, di Serra de’ Conti, nata per salvaguardare semi, piante e varietà a rischio di estinzione. Il Presidio porta avanti un lavoro di recupero, selezione e valorizzazione di prodotti per far sopravvivere le radici storiche e la cultura alimentare di un territorio. Del resto il successo della cucina ‘made in Italy’ si basa sulla biodiversità territoriale delle produzioni agricole del nostro Paese. Oggi la cicerchia ha la sua festa che si tiene ogni anno l’ultima domenica di novembre nelle cantine e taverne all’interno delle mura medievali del delizioso borgo di Serra de’ Conti. Anche il lonzino di fico stava rischiando di diventare un prodotto da archeologia gastronomica prima che nascesse un Presidio con l’obiettivo di recuperare la coltivazione di una varietà di fichi fuori mercato perché poco produttiva e delicata. Il lonzino, citato già nel primo secolo d.C. da Columella nel suo De re rustica: “de ficis siccandis”, è un salamino di fichi (Dottati bianchi o Brogiotti) seccati al sole, macinati e impastati con semi di anice stellato, mandorle, noci tritate e qualche goccia di mistrà o sapa (mosto di uva bollito a lungo). Il tutto è avvolto in foglie di fico, piacere assicurato. Gianfranco Mancini, ispiratore della Bona Usanza, ci ha raccontato le sue peripezie alla ricerca di tradizione e qualità: “Abbiamo reimpiantato 180 piante di fichi per poter fare il lonzino con i nostri fichi”. Questo alimento ricco di sostanze nutritive faceva parte dell’alimentazione contadina. I lonzini venivano legati e appesi con un filo di lana e duravano tutto l’inverno. La zona di produzione del lonzino di fico è la zona dei Castelli di Jesi, media Vallesina (provincia di Ancona). Uno dei migliori produttori è La Bona Usanza. I pippoli sono una pastina senza farina di grano, realizzata con il 60% farina di cicerchia di Serra de’ Conti Presidio Slow Food e 40% farina di ceci de La Bona Usanza. Le farine di legumi in genere non legano per fare pasta perciò vengono prima fatte tostare in un laboratorio di fisica gastronomica a Parma e poi inviate in Toscana per realizzare una pasta di sole farine di legumi e quindi priva di glutine.

Geo & Geo - Rai3

LA CICERCHIA DI SERRA DE' CONTI
di Riccardo Barbieri

IL LONZINO DI FICO
di Riccardo Barbieri