
La Sapa si preparava nelle case in occasione della vendemmia, scegliendo l’uva ben matura. Si filtrava il mosto fiore e si riempiva un pentolone di rame. Un grande treppiede e il fuoco a legna consentivano una prolungata e lenta bollitura, fino ad una notevole riduzione; da quattro litri di mosto si otteneva un litro di nettare d’uva. Durante la bollitura, che durava quindici ore circa, si provvedeva a schiumare il mosto con un ampio e bucherellato ramaiolo. Alla fine si versava in una tinozza di legno a raffreddare e depositare. Il giorno seguente si imbottigliava, per poi riporla in dispensa o in un posto alto in cantina, ideale per la conservazione.
Tanti un tempo gli utilizzi del nettare d’uva: per migliorare i dolci di Natale e Carnevale, per preparare tortini dolci con ripieno di marmellate e confetture casalinghe, per perfezionare le crostate di frutta e la frutta cotta, per insaporire la polenta, per impastare ciambelle. D’estate, unita all’acqua fresca di pozzo, contribuiva ad una bibita semplice, gustosa e corroborante.
La sapa è ricca degli zuccheri dell'uva per cui occorre tener conto della sua fondamentale nota dolce nella preparazione dei piatti.
Può accompagnare o entrare nella preparazione di torte alla frutta con mele o pere, crostate alla frutta, lonzino di fico, panna cotta o gelato alla crema o alla vaniglia, macedonia di frutta fresca, formaggi stagionati o erborinati.
Ma qualcuno ha sperimentato la sapa sui fegatini alla salvia e molti ricordano una fresca bibita estiva fatta con sapa e ghiaccio (una granita alla sapa!).
Manoscritto del 17° secolo
Nell’inventario dei beni di Antonio Cato, redatto dal notaio Clemente Angelelli nel 1622, sono citate... “due brocchette di sapa”, “mezza coppa di cicerchia”, “due coppe di fava”.
Ricetta marchigiana del '500, riportata da Costanzo Felici di Piobbico
"Togli cipolle, cuocile sotto la bragia e poi le monda, tagliale longhette e sottili, mettili di poi aglio e sale, aceto e sapa".
E’ una ricetta della cucina contadina seguita ancora oggi in alcuni ristoranti dell’entroterra marchigiano.