I sapori della memoria

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Dicono di noi

I VIAGGI DI REPUBBLICA – Anno XI numero 531 18.12.2008

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LONZINO DI FICHI

Fin dai tempi dei Romani, i contadini conservavano i fichi prodotti in eccesso, mescolandoli con varie spezie.

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THE PAINTER, THE COOK AND L’ARTE DI SACLA’ – Londra 2007

Copertina del libro: THE PAINTER, THE COOK AND L’ARTE DI SACLA’

LONZINO DI FICO

Lonzino is made with the white figs what are harvested in September just before the vendemmia – the grape harvest. The figs are finely chopped and mixed whit chopped almonds and walnuts and the whole thing is flavoured with anise seeds, a flavouring much used also in ancient Greece and Rome.
The lonzino, wrapped in fig leaves and securely tied, keeps all through the winter and longer if preserved under vacuum. When cut it presents a lovely golden brown colour, speckled with the ivory of the nuts, and it exudes a pervading aroma of ripe fruit, enhanced by a touch of anise. It is a  soft, pleasant texture emphasized by the nutty bits.
Lonzino is eaten as a dessert, just as it is, or dressed sparingly with a teaspoon or two of sapa, another great product of the cucina contadina – peasant cooking – of Le Marche.
It can also be served whit cheeses, a semi-seasoned pecorino or a caprino (goat’s cheese).

by Anna del Conte

La cucina italiana BOTTEGHE DEL GUSTO - Ottobre 2006

Lonza di fico e Sapa

IL PRODOTTO DA GOURMET

II lonzino di fico, di tradizione marchigiana, della lonza ha solo il nome, visto che è interamente preparato con fichi, noci, mandorle e un tipico liquore all'anice, il mistrà. Il composto è poi modellato a salamino, avvolto in foglie di fico e conservato. Lo si serve a fine pasto, tagliato a fettine, con un cucchiaio di Sapa, un condimento a base di mosto d'uva prodotto, come il salamino, dall'azienda La Bona Usanza. Sposa il pecorino di fossa e si bagna con un passito.

di Franco Capacchione

ITALIA OGGI "CIBOVAGANDO" - Settembre 2006

Giunta in Europa dal Medioriente 80 secoli fa, viene seminata il centesimo giorno dell'anno.
A Serra de'Conti riscoperta la "cicercula" amata dai Romani.

Nei nostri viaggi alla ricerca di sapori perduti non possiamo tralasciare un legume dimenticato dai più, ma non da quanti hanno la memoria lunga: la cicerchia. I nostri nonni e padri la ricordano coltivata nelle aree più difficili della penisola, in quanto componente essenziale dell'alimentazione rurale in tempi davvero magri. Un pezzo di storia della nostra agricoltura che alcuni tenaci agricoltori marchigiani non intendono assolutamente che scompaia. A Serra de' Conti, un grazioso paese dell'entroterra marchigiano, ad opera di un gruppo di giovani agricoltori la produzione è stata gradualmente ripresa.

di Giovanni Piscolla

Il Sole 24 ore IL GASTRONAUTA - Marzo 2006

LA ZUPPA DI CICERCHIA TRADIZIONE MARCHIGIANA

Nelle cucine dell‘Appennino marchigiano, in provincia di Ancona, nelle fredde sere d’inverno spesso si preparava la zuppa di cicerchia,una specialità antica quanto il mondo, ma capace ancora oggi di dare sollievo al cuore:profumata d’erba cipollina e fumante, è servita come facevano le donne cinquant’anni fa, con un filo d’olio extravergine e una pagnotta.
Nonostante in molte famiglie sia considerata regina della tavola dei mesi che intercorrono da novembre sino dagli inizi di marzo, alla base di questa zuppa vi è un legume estivo, raccolto sul finire dell’estate, la cui produzione si sta progressivamente riducendo, rischiando di scomparire.
Stiamo parlando della cicerchia, una leguminose più piccola e meno saporita rispetto ai ceci, proveniente dal Medio Oriente e ottenuta a partire da una pianta erbacea annuale chiamata alla latina Lathyrus sativus.
In anni di carestia e povertà la sua diffusione nel centro Italia è stata giustificata dal fatto che non avesse bisogno di cure particolari, ma fosse in grado di crescere in condizioni difficili, resistendo alla siccità e adattandosi ai terreni poco fertili.
Questi stessi motivi giustificano la sua presenza nel territorio di Serra de’Conti, uno dei pochi dove ancora oggi la cicerchia è coltivata con rispetto e ossequio, il medesimo che qui le persone riservano alle loro tradizioni, che ha convinto i suoi estimatori a richiedere la dop e che traspare alla fine del mese di novembre nella rinomata Festa della cicerchia.

di Davide Paolini

EATING UP ITALY "Voyages on a vespa" – Londra 2004

libro Eating up Italy

Pulses from the old year

The road was slippery until I reached Serra de’ Conti in the Colli del Verdicchio.
Gianfranco Mancini said “I am not interested in giving people food just because they want to eat.
Every food is a part of local culture. There is a story attached to every dish. The cicerchia is as important a cultural monument as the Colosseum.
I remember my grandmother used to sow cicerchia in spring, along the with her beans and chikpeas. But when my grandmother left us, the cicerchia also went out of our lives”.
The cicerchia is a peculiar and particularly primitive pulse, a kind of proto-chikpea that looked like gravel, had a mild, mushroomy flavour and a mealy texture.
“The contadini used to grow the cicerchie on odd corners and slopes of the land” said Danilo Solustri, one of the stars of the revival of reputation of Verdicchio wines in the Azienda Casalfarneto. “It is a hobby not a business. You have to keep these things going or they will disappear and when they disappeared they will never come back”.

by Matthew Fort