
WEEK END - Ottobre 2002 
II lonzino di fico si produce nelle Marche, tra le colline prossime al mare e lambite dal fiume Esino. Tutto inizia con la notevole produzione di fichi che ha sempre contraddistinto l'economia agricola della zona. Questa ha portato ad inventarsi svariati modi per conservarli: tra questi il più geniale è senza dubbio il nostro lonzino.
I fichi vengono fatti asciugare al sole e successivamente si passa alla loro macinatura. Dopo la macinatura vengono impastati con anice, mandorle, noci tritate e poche gocce di Mistrà, il classico liquore d'anice marchigiano. A questo punto con l'impasto ottenuto si formano dei piccoli profumatissimi salamini (lonzini appunto) di circa 15 centimetri di lunghezza che vengono avvolti in foglie di fico e poi legati con del filo di lana.
Questi gustosi salamini si producono nei mesi di settembre e di ottobre, arrivano "a giusta stagionatura" nei primi giorni di novembre per poter poi essere consumati tranquillamente sino alla primavera successiva.
di Carlo Macchi
WEEK END - Settembre 2002 ... la nostra strada sale elegantemente fino a Montecarotto ed a Serra de'Conti. Qui, nell'albergo ristorante che il nostro Gianfranco Mancini gestisce da anni, appena sceso dalla macchina, mi ritrovo un piatto fumante di minestra tra le mani. Mi sembra una strana forma di benvenuto, ma assaggio.
E' buonissima ma non riesco a capire con cosa sia fatta. Gianfranco mi svela l'arcano. "E' minestra di cicerchie, un antichissimo legume delle nostre terre". ...
di Carlo Macchi

Questo nostro tour marchigiano si è concentrato sul vino e non possiamo fare che un fugace cenno ad altri protagonisti della ricchissima gamma agroalimentare della Regione. Vogliamo almeno segnalare due prodotti antichi e umili che oggi tornano in auge grazie alle loro molte virtù, gastronomiche e salutari. Stiamo parlando della cicerchia e del farro, la cui rivalutazione in terra marchigiana dobbiamo all'impegno di alcune aziende operanti proprio nell'area che abbiamo visitato, o nelle sue immediate vicinanze. Un gruppo di giovani agricoltori di Serra de' Conti, riunitisi in una Associazione, "La Bona Usanza", ha ripreso la coltivazione di una pregiata varietà autoctona di cicerchia, legume che, dopo essere stato molto presente sulle tavole contadine nei tempi antichi, era poi caduto in disuso. Ed ha voluto celebrare la rinascita della cicerchia anche attraverso una manifestazione ad essa esclusivamente dedicata, la "Festa della cicerchia", che si svolge ogni anno alla fine di novembre a Serra de' Conti.
Per quel che riguarda il farro, già apprezzato nell'antichità dai Romani ed Egizi, esso ha nelle Marche una delle sue zone d'elezione.
Cicerchie e farro, volendo, possono essere presentati insieme, associati dentro la medesima preparazione: per esempio, spaghetti di farro con cicerchia.
di Mauro Pratesi
... Malgrado ciò soltanto meno del 4 per cento dei terreni agricoli sono coltivati in Italia con criteri biologici, ovvero permeati da mia percezione che ricerca, forse in modo confuso, ingenuo, ma quasi sempre onesto, dei modi differenti di voler sentire e lavorare la terra. Siamo ancora a quasi niente. Anche se studi d'ogni tipo ormai dimostrano che l'agricoltura biologica ha due vantaggi: non costerebbe in sussidi più dell'agricoltura industriale e non ammalerebbe.
Ma la venale grettezza delle multinazionali e il male agire degli agricoltori e la pigrizia dei governi prevalgono. Solo qua e là alcune eccezioni: quattro comuni delle Marche - Cingoli, Serra dei Conti, Montecarotto e Sasso Corvaro - hanno bandito la chimica velenosa dai campi. E pare da quelle parti siano pure tornati a coltivare la cicerchia, pianta che produce dei legumi che son qualcosa di mezzo tra la fava e il cece. Certo è assai poco rispetto al gran disastro delle mucche pazze o dei polli alla diossina o del latte vinavil: ma è minimo astuto gesto estetico, quindi da elogiarsi.
di Geminello Alvi
Da regina della tavola a rarità in vìa d'estinzione. È la storia della cicerchia, un legume simile a un grosso cecio, anticamente molto apprezzato, che sta via via scomparendo dai campi e dalle tavole italiane. L'agricoltura l'ha quasi del tutto dimenticata, ma ne esistono alcuni "irriducibili" sostenitori. Recentemente, nelle Marche, su iniziativa di Slow Food Arcigola, è addirittura nata un'associazione per la sua tutela. ...
Ma c'è chi non si rassegna a questa graduale estinzione e, anzi, pensa di rilanciarla alla grande in tutto lo Stivale. Si tratta dell'Associazione di produttori marchigiani "La Bona Usanza", che ha deciso di "salvare un legume povero che rischia la scomparsa, riproponendolo anche alle generazioni più giovani che non lo conoscono affatto".
A dar l'idea e lo spunto a questi "artigiani dell'alimentazione" è stato il progetto, lanciato a livello nazionale, dell'associazione Slow Food Arcigola, dal titolo "L'Arca del gusto".
Un programma di iniziative mirato alla salvaguardia dei prodotti che "fanno la ricchezza del patrimonio gastronomico di cìascun territorio". Nell'ipotetica "Arca" sono stati inseriti tutta una serie di prodotti della "cucina povera" ritenuti degni di tutela e valorizzazione, tra cui anche la cicerchia. Forti di questo riconoscimento, gli agricoltori di Serra de' Conti e Montecarotto hanno dato vita alla "Bona Usanza", organizzando, tra le altre cose, una festa della cicerchia.
Ogni occasione è buona per assaggiare un prodotto molto saporito.
di Beatrice Dalia